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Il fenomeno della violenza tra le mura domestiche è, purtroppo, assai frequente.
Di fronte a queste situazioni puoi denunciare tuo marito o il tuo convivente. Se
gli episodi di violenza sono isolati e non ripetuti puoi presentare querela nei suoi
confronti, entro tre mesi dal giorno dalla violenza, e solo grazie a questo tuo
atto si apre un procedimento penale a carico del tuo aggressore. Se, invece, le
aggressioni sono molteplici e continuate, situazione in cui si può parlare di maltrattamenti,
è sufficiente che tu presenti una denuncia alla Polizia giudiziaria o ai
Carabinieri ed il procedimento inizierà anche a prescindere dalla tua volontà di
punire il tuo aggressore, quindi non potrai più, nel caso in cui ti riconciliassi con
lui, evitare che venga punito.
Ricordati che per maltrattamenti la legge intende non solo quelli fisici (percosse,
lesioni) ma anche quelli morali e psicologici, ovvero tutti i casi in cui tuo marito
o il tuo convivente, sistematicamente, ti insulta o commette atti lesivi della tua
reputazione, atti di disprezzo e di umiliazione o scherno.
Tieni presente che la denuncia la puoi fare non solo se le aggressioni sono fatte
nei tuoi confronti ma anche verso i tuoi figli o un altro membro della famiglia con
cui convivi.
Ricordati che puoi denunciare tuo marito o il tuo convivente anche per il fatto
che costringe te o un altro membro della famiglia, con la violenza o con la minaccia
anche non esplicita, a fare o a non fare qualche cosa (es. non può esserti impedito
di uscire, o obbligarti a farlo, non può esserti impedito di usare il telefono
ecc.).
E’ molto importante che a fronte degli episodi di maltrattamento tu ti rechi
prima possibile da un medico di fiducia o in ospedale affinché venga certificato il
tuo stato di salute e le eventuali lesioni sia fisiche che psicologiche. Fallo anche se
non presenti segni visibili di violenza, l’importante è che il medico rilevi anche il
tuo stato di agitazione e paura. I certificati ti serviranno per ottenere un risarcimento dei danni nei tuoi confronti e per avvalorare la tua parola.
I casi di maltrattamenti vengono fronteggiati o con l’arresto a seguito della
denuncia/querela penale o con la presentazione di un ricorso per separazione se
sei sposata, entrambe le opportunità, purtroppo, aprono procedimenti spesso
lunghi, che non offrono un immediata tutela per la donna maltrattata.
Recentemente è entrata in vigore una legge che prevede l’allontanamento
dalla casa familiare di mariti violenti per effetto di una decisione rapida
del giudice. La previsione è estesa anche ai conviventi o ad altro componente il
nucleo familiare che tenga un comportamento manesco (es. anche un figlio).
Chi subirà la misura dovrà lasciare immediatamente la casa e potrà farvi ritorno
solo con autorizzazione espressa del giudice. Con lo stesso provvedimento il giudice
potrà decidere di vietare all’imputato di avvicinarsi ai luoghi abituali frequentati
dalla persona offesa, tra i quali il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia d’origine
o dei congiunti più prossimi.
Può essere chiesto al giudice di ordinare, in caso di necessità, il pagamento di
un assegno di mantenimento a favore tuo e dei tuoi figli, eventualmente disponendo
la trattenuta direttamente dallo stipendio ed il versamento diretto da parte del
datore di lavoro.
Tutto il procedimento, diretto all’allontanamento del coniuge violento nonché
i procedimenti per ottenere la corresponsione dell’assegno di mantenimento, sono
esenti da imposte di bollo, da ogni altra tassa o imposta, nonché da spese connesse.
L’istanza di intervento del giudice può essere proposta dal pubblico ministero
nel tuo interesse ma anche da te personalmente, con ricorso scritto al tribunale del
tuo luogo di residenza.
Non è necessario che i maltrattamenti ti siano già stati inferti, essendo possibile
chiedere la misura al Giudice anche sulla base di fondati motivi che i maltrattamenti
vengano perpetrati.
A CHI TI PUOI RIVOLGERE
Chiamare il 1522 “Antiviolenza donne” è un numero telefonico gratuito dedicato al supporto, alla protezione e all’assistenza delle donne vittime di maltrattamenti e violenze.
Ai consultori pubblici.
Ai comandi dei Vigili Urbani.
Ai Commissari di Pubblica Sicurezza o ai Carabinieri di zona.
Agli Ospedali Pubblici (negli ospedali è sempre funzionante giorno e notte un presidio
di Pubblica Sicurezza).
Ad un avvocato.
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